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Arriva oggi, finalmente, una buona notizia, o meglio una notizia non negativa, legata al Coronavirus e a tutte le misure che il Governo è stato costretto ad applicare.
Infatti sta spopolando sui social e sul Web in generale, il Flash Mob organizzato a Portici, Napoli, in Campania.
La colonna sonora di questo Falsh Mob è stata ‘Abbracciame‘ del cantante napoletano Andrea Sannino.

Come spesso accada ai giorni d’oggi, l’iniziativa è partita grazie ad un semplice post su Facebook di un giovane abitante di Portici che, molto direttamente aveva postato: Spalanca la finestra e metti a tutto volume ”Abbracciame”
Al post del giovane, sono seguite migliaia di condivisioni. Il risultato? Oltre 1000 persone solo a Portici si sono affacciate ai balconi delle loro case e hanno iniziato a cantare a squarciagola quella che oramai a Napoli è considerata un vero e proprio inno della città.
Il giovane dopo il Flash Mob ha poi scritto sempre sul suo profilo: è stato come se tutti ci fossimo abbracciati e insieme ci siamo fatti coraggio.

Alla commovente iniziativa presa in quel di Portici, sono poi seguite altre manifestazioni simili in tutto il resto d’Italia.
Infatti, prima sempre a Napoli centro, vicino il Duomo, centinaia di persone hanno intonato pezzi storici della canzone napoletana come Napul’ è di Pino Daniele e la stessa Abbracciame di Sannino.
A Salerno invece, ha spopolato il video fatto tra i palazzi del centro città, dove praticamente tutti si sono affacciati per intonare l’Inno d’Italia.

E così, mentre i contagi ma soprattutto le morti continuano ad aumentare e mentre ci si aspetta il picco di infetti la settimana prossima, il popolo italiano risponde come solo noi sappiamo fare. Con ironia e voglia di riprendersi da questa crisi che ci segnerà sicuramente per tutta la vita.

L’italia come ben noto sta vivendo la peggior crisi dal dopo guerra. La crisi riguarda sicuramente la salute di tutti gli italiani e in particolare sta colpendo la sanità pubblica del nostro Paese.
Infatti, il nostro sistema, soprattutto nelle zone maggiormente colpite dal Covid-19, è al limite del collasso a causa delle poche risorse rimaste a disposizione di medici ed infermieri.

A conferma di questa situazione estrema, arriva il racconto di Maria Cristina Settembrese, 53 anni, infermiera infettivologa all’ospedale San Paolo di Milano.
La donna, una degli eroi silenziosi durante questa grave crisi, ha raccontato alcuni particolari sconcertanti accaduti durante questi giorni.
L’infermeria, lavora da anni nel reparto di terapia subintensiva, definito il Purgatorio prima dell’Inferno (la terapia intensiva). Due notti fa, Maria Cristina e altre sue colleghe insieme allo pneumologo di turno, hanno assistito da soli ben 15 pazienti. Di cui 10 sotto il casco più grande per chi è in condizioni critiche, due con quello più piccolo e 3 anziani sotto morfina, nessuna speranza di sopravvivere.

Surreale è poi l’ultima parte del racconto fatto da Maria Cristina. Precisamente 2 giorni fa alle 5.30 di mattina, durante i soliti controlli di routine, tutti i presenti nel reparto di terapia subintensiva hanno sentito come l’allarme di una bomba e hanno visto una forte luce rossa lampeggiare. La luce e l’allarme stavano ad indicare che l’ossigeno nel reparto stava per terminare. A quel punto, infermieri e dottori hanno dovuto decidere chi rianimare per primo nel caso non si fosse risolta la situazione. Dubbi che nessuno dovrebbe mai doversi porgere.
Per fortuna però, la situazione si è risolta nel migliore dei modi; l’ufficio tecnico è stato avvisato e in circa mezz’ora una squadra apposita è intervenuta nel ricambio delle bombole del pilone generale dell’ospedale.
In ogni caso, è incredibile come si rischi praticamente ogni ora di dover decidere chi lasciare in vita e chi far morire

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