Dieta Lemme: in studio a Domenica Live, come sempre polemiche e discussioni
Domenica pomeriggio è andata in onda, come sempre, la puntata domenicale del programma televisivo su Canale 5 condotto da Barbara D’Urso: a Domenica Live, oltre ai consueti appuntamenti con la cronaca, vi sono stati anche i momenti trash, come ad esempio quello dedicato al dibattito che da diversi mesi tiene banco in tv, quello relativo alla dieta Lemme.
Si è come sempre discusso molto in merito a questo tema, una dieta, quella del farmacista Alberico Lemme, che secondo alcuni sarebbe in grado di promettere (ma anche di mantenere) una miracolosa perdita di peso, veloce ed efficace, semplicemente seguendo i dettami del farmacista. Oggi la dieta è nota per aver fatto perdere peso in maniera drastica Flavio Briatore, ma come sempre l’opinione pubblica è divisa in due, tra chi ritiene che la dieta in questione sia da considerarsi “geniale” e chi invece sostiene che sia molto pericolosa.
Ma c’è di più: in studio, come sempre lo scontro è tra i più elevati, ed il dottor Lemme non lesina in critiche, specialmente nei riguardi delle donne che si recano presso il suo studio per dimagrire. E tra di esse, figura anche il nome di Serena Grandi, che sostiene che “Per questa dieta ci vogliono tempo, testa e ‘tenacità’”.
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È quanto emerge da una recente ricerca, secondo la quale, tra l’altro, è bene prestare molta attenzione alla cottura dei cibi, in particolar modo degli alimenti fritti: essi possono sprigionare l’acrilammide, una sostanza molto pericolosa perché tossica per il DNA ed in grado di provocare anche il cancro. Non è ancora noto in che modo e con quali quantità, ma questa sostanza può essere molto dannosa, ed è bene prestare la massima attenzione.
Tutto ebbe inizio a ottobre 2016, quando, a causa dei continui incendi sui Galaxy Note 7 segnalati dagli utenti, la nota azienda di produzione di smartphone e prodotti di elettronica ha dovuto ritirare dal mercato i dispositivi, e sospenderne anche la produzione. Da quel momento, è quindi anche partita un’indagine interna dell’azienda, che ha deciso di vederci chiaro sulla vicenda: quanto confermato oggi dalla Samsung è che le batterie, di dimensioni irregolari, non aderivano bene alla struttura dello smartphone, causandone così l’esplosione.
All’interno dell’hotel, che è diventato subito un bunker, una prigione per le quaranta persone che vi si trovavano all’interno in attesa che si liberassero le strade per poter lasciare il posto, sono stati fino ad ora ritrovati 24 corpi, di cui 9 solo nelle ultime ore. Si aggrava, quindi, il bilancio del disastro che ha colpito il Gran Sasso Resort: fino ad ora, sono “solo” 11 le persone tratte in salvo, ed è già un miracolo, considerato l’accaduto, una vera e propria bomba di neve che si è gettata contro l’albergo ricoprendolo del suo alito di morte. Un alito freddo, che per alcuni è stato però anche motivo di salvezza: le persone che sono riuscite a salvarsi, hanno infatti dichiarato di aver succhiato la neve per poter rimanere vive, per poter resistere alla disidratazione.
Fino alla giornata di ieri si contavano be 200 millilitri di pioggia cadute in sole 12 ore su alcune località della Calabria: le situazioni che si stanno presentando in Sud Italia sono particolarmente difficili per alcune zone, in cui si sono verificati allagamenti, frane ed esondazioni di fiumi. In Sicilia è morto un uomo di 69 anni, annegato a causa dell’esondazione di un torrente, mentre a Reggio Calabria, Catanzaro e Crotone sono state chiuse molte scuole per evitare disastri e conseguenze importanti. La situazione è stata anche particolarmente difficile a Gioia Tauro, e nella Locride: moltissime le richieste di intervento ai vigili del fuoco per ascensori bloccati ed allagamento cantine e negozi.
È quanto emerge dalle prime rilevazioni effettuate, secondo le quali l’hotel aveva chiesto aiuto, quello stesso giorno, a più enti, per la situazione difficile che si era generata a causa della neve. Un disastro che sarebbe potuto essere evitato e che oggi piange sei vittime e ventitre persone disperse: si scava ancora, a ben cinque giorni dalla valanga, sperando di trovare ancora qualcuno in vita, anche se le speranze sono prossime ormai a svanire.